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WhatsApp sa quanto dormi e tutto ciò che fai

Tramite WhatsApp è possibile tracciare tutte le abitudini degli utenti, perfino con chi si parla e per quanto tempo. Lo afferma il ricercatore esperto in sicurezza Rob Heaton.

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

I pericoli dell'essere online su WhatsApp

WhatsApp è sempre stato, per tutti i suoi utenti, un sistema di messaggistica istantanea efficace e pratico, che facilita incredibilmente la comunicazione fra le persone. Ci sarebbe però una debolezza in questo grande sistema, che potrebbe minare irrimediabilmente la privacy delle persone. In particolare, Rob Heaton, esperto di sicurezza informatica, afferma con decisione che WhatsApp, notificando l’ultima volta che una persona è stata online, riesce a mettere in pericolo la nostra vita privata.

Sembrerebbe una stupidaggine, ma sapere quando una persona è online durante il giorno può contribuire a tracciare tutte le nostre abitudini, una mappa temporale che consentirebbe a chiunque di capire quanto tempo trascorriamo su WhatsApp e a che ora andiamo a dormire o ci alziamo dal letto.

Un uomo riposa dormendo sul PCVanity Fair
Addio alle dormite sul lavoro!

Com’è possibile spiarci tramite WhatsApp sfruttando questa “falla del sistema”?

Semplice, basta un minimo di applicazione e un PC. Rob ha ipotizzato la messa a punto di una estensione per il browser Chrome, neanche troppo difficile da realizzare, che avrebbe l’obiettivo di tracciare le attività degli utenti in ogni momento della giornata, tramite l’ausilio di WhatsApp Web.

I dati ottenuti potrebbero poi essere utilizzati per un’analisi incrociata, col risultato finale di sapere proprio tutto, più o meno, sulla vita privata di coloro che hanno installato WhatsApp sul proprio smartphone. Si riuscirebbe perfino a risalire all’identità di chi ha parlato con noi e per quanto tempo.

Due ragazzi mentre fanno l'amoreVanity Fair
Addio scappatelle!

Queste informazioni potrebbero essere pericolose per una serie infinita di motivi, basti pensare, ad esempio, alla vendita dei dati ottenuti a delle aziende per scopi pubblicitari.

A questo tipo di problema, che affligge anche altri sistemi di comunicazione come Facebook, per ora non vi è rimedio.

Per fortuna l’estensione di Chrome ipotizzata dal ricercatore non è stata ancora inventata ma Rob ci mette la mano sul fuoco: realizzarla sarebbe semplicissimo.

E voi che ne pensate? Terrorizzati al pensiero di essere spiati? Oppure ve ne fregate, in barba all’ennesima teoria complottista?

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