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Pelle geneticamente modificata cura un ragazzino dato per spacciato

Il progresso in campo scientifico è in grado a volte di realizzare dei piccoli miracoli. È questo il caso di un ragazzino di nome Hassan, salvato dalla morte grazie alla sintesi di una pelle geneticamente modificata.

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

Il lembo di epidermide geneticamente modificato

A volte la scienza riesce a compiere dei veri e propri miracoli. È questo il caso di un ragazzino di 7 anni, Hassan, salvato dalla morte grazie al progresso in campo genetico. In particolare, il piccolo è affetto da una condizione dolorosa e spesso letale, l’epidermolisi bollosa, in cui l’epidermide non si lega al derma sottostante, portando così la pelle a cadere come le ali di una farfalla. Tale condizione è scaturita dalla mancanza di un gene.

Oggi il nostro Hassan può correre e giocare a calcio, ma nel 2015 era bloccato a letto, nell’ospedale di Bochum e col corpo ricoperto di fasciature. Dopo essere scappato dalla Siria verso la Germania, le sue condizioni si erano aggravate.

Hassan mentre gioca a calcioLa Repubblica
Hassan gioca a calcio felice

Racconta il padre del bambino:

Quando Hassan aveva soltanto una settimana, i medici siriani ci comunicarono la diagnosi. Non esistevano cure.

La situazione divenne a dir poco drammatica a ottobre del 2015, con Hassan privo ormai dell’80% della pelle del corpo, dilaniato da febbre, infezioni e nutrito tramite flebo. Il povero ragazzino è arrivato perfino a pesare solo 17 chili. Michele De Luca e Graziella Pellegrini, ricercatori del Centro di Medicina Rigenerativa dell'università di Modena e Reggio Emilia, non ci stanno a veder morire Hassan e partono subito per Bochum, con un contenitore per il trasporto degli organi.

All’interno del contenitore  vi era una combinazione di 2 fra le tecniche più sperimentali della medicina odierna: cellule staminali unite alla terapia genica. È stato possibile dunque ricostruire in laboratorio la pelle del ragazzino con il gene corretto. Nel contenitore si trovavano circa 4100 centimetri quadri di epidermide, circa la metà della pelle perduta da Hassan.

Un disegno realizzato da HassanLa Repubblica
Un disegno fatto da Hassan per ringraziare i medici

Tobias Rothoeft, il chirurgo che fino a quel momento aveva seguito il “bambino farfalla”, ha acconsentito a tentare l’operazione con la pelle portata dai due ricercatori italiani. Dopo l’intervento e una settimana di anestesia totale per Hassan, scoprono che la cura stava funzionando, tutti i lembi di epidermide sono stati correttamente trapiantati.

Racconta infatti De Luca:

Quando all’ottavo giorno abbiamo tolto le bende, ci siamo resi conto che l’epidermide aveva attecchito. Non erano piccoli frammenti sparsi, ma tutto il trapianto era riuscito! È stato magnifico.

A novembre sono stati trasportati in Germania altri 3 mila centimetri quadri di epidermide e le condizioni di Hassan sono migliorate sempre di più. Il terzo intervento poi è stato eseguito a gennaio del 2016, per trapiantare gli ultimi 1400 centimetri quadri. A febbraio il ragazzino è pronto per tornare a scuola e a giocare a calcio, dopo ben 7 mesi e mezzo di permanenza in ospedale.

Hassan prima di subire il trapiantoLa Repubblica
Hassan prima del trapianto

Narra De Luca ai microfoni della rivista Nature:

Hassan parla arabo e tedesco, non sono riuscito quindi a comunicare con lui a parole, ma quando mi ha visto per la prima volta, ha sorriso. Quel sorriso vale più di qualsiasi parola.

Tobias Rothoeft dal suo canto ha precisato, prima di fare ritorno da Modena a Bochum:

Il fatto che il paziente, Hassan, fosse un profugo siriano non ci ha dissuaso dall’intervenire per salvarlo. Il ragazzino è stato accolto senza problemi dal nostro sistema sanitario, che è diverso da quello americano e l’abbiamo trattato come qualunque altro paziente.

Il tenero sorriso di Hassan La Repubblica
Il sorriso di Hassan vale più di mille parole

Insomma, fra la felicità dei ricercatori per la riuscita dell’intervento e la gioia di poter rivedere un bambino dato per spacciato riprendere in mano la propria vita, c’è da ribadire che siamo di fronte a un vero miracolo. Di questo passo, il progresso in campo genetico promette di riuscire a curare in futuro buona parte dei casi considerati disperati.

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