Mouse roventi

George Romero ci ha lasciati a 77 anni

Il padre del cinema dell'orrore a tema zombie, George A. Romero, ci ha lasciati. Se ne va uno dei più grandi registi mondiali dell'horror.

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

George Romero a Venezia

Il padre del cinema horror a tema zombie, George A. Romero, ci ha lasciati all’età di 77 anni. Il suo produttore Peter Grunwald parla di una “breve ma aggressiva battaglia con un cancro ai polmoni”. Il regista, stando a La Repubblica, aveva accanto a sè la moglie Suzanne Desrocher Romero e la figlia Tina.

Una perdita incolmabile, un lutto a cui si uniscono star e professionisti del settore, fra cui Stephen King, il quale parla di un “vecchio amico che non potrà mai essere eguagliato”.

George Romero è considerato uno dei pionieri di un cinema apparentemente di puro intrattenimento, ma che celava invece un significato sociale e politico profondo. Recitava infatti l’amico Dario Argento:

Noi che lo giravamo eravamo assolutamente consapevoli della dimensione politica del film, d’altronde si fa politica vivendo. Ogni film è politico nella misura in cui è immerso nella vita, io sono convinto che nel cinema tutto diventi politico se parla della realtà.

George Romero in una foto dell'epoca con Dario ArgentoGeorge Romero
George Romero e Dario Argento insieme

Un altro celebre regista, Nicolas Winding Refn, si riferisce in questi termini all’opera di Romero:

Zombi è un film che parla di trasgressione, è molto più che un film di intrattenimento anche se intrattiene moltissimo, è un’opera estrema e poetica, pericolosa, spaventosa e divertente… un magnifico giro di giostra che è entrato nella cultura popolare per poi nutrire la subcultura. Ed è un film profetico perché con i suoi zombie parla già dell’America di Donald Trump.

Nato il 4 febbraio del 1940, George ha sempre avuto una passione viscerale per il cinema. Già da ragazzino realizzava pellicole amatoriali, e a 14 anni portò a termine un suo corto di fantascienza, L’uomo della meteora. Ottenuto il diploma in pittura e scultura al Carnegie-Mellon Institute, riscosse successo come regista e attore in teatro a Pittsburg. Dopo aver accumulato esperienza nel campo televisivo, utilizzò il denaro guadagnato per fondare una propria società di produzione, The Latent Image, grazie alla quale nacque la sua opera prima, La notte dei morti viventi (1968), successo di pubblico e critica in tutto il mondo.

George Romero insieme a Stephen KingGeorge Romero
Romero e King insieme

Seguirono La stagione della strega, 1972 e Wampyr, 1978, che non trovarono però lo stesso successo.

Affermò il regista qualche tempo fa:

Solo dopo La notte dei morti viventi, capii come quella degli zombie potesse essere una metafora potente, e importante. Se non li si considera mostri, ma una rappresentazione di quel che noi uomini siamo diventati, ecco allora che il genere dei morti viventi acquista un’altra dimensione. Zombi nasce nel clima psicologico e sociale successivo a uno dei più bui e turpi periodi della storia americana, dopo l’escalation di sangue e morte della guerra del Vietnam.

Nel 1982 debuttò nelle sale il suo Creepshow, successo commerciale scritto dall’amico Stephen King, a cui seguì la conclusione della sua “Trilogia dei morti viventi” con Il giorno degli zombi (1985).

George Romero fu sempre noto per l’attenzione maniacale nel montaggio e nella sceneggiatura delle sue pellicole. Come l’immortale Alfred Hitchcock, non si esimeva dal fare comparsate fugaci in scena, anche in lungometraggi prodotti da altri, basti pensare a Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.

In tempi più recenti, esattamente nel 2006, il regista si è cimentato nel quarto episodio della saga degli zombie, La terra dei morti viventi, con Simon Baker, Dennis Hoppe e Asia Argento. Nel 2009 il suo ultimo film, Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti, presentato alla sessantaseiesima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, in anteprima mondiale.

Anche il poliedrico collega, Guillermo Del Toro, esprime cordoglio per la morte del regista:

Ironicamente George Romero, al momento della sua consacrazione da parte della critica con La Notte dei Morti viventi, affermò:

Per la verità con La Notte dei Morti viventi volevamo fare niente più che un filmetto commerciale, esagerare con la violenza, ma una critica alla crisi sociale degli anni '60? No, quello fu un caso. E invece, un paio d' anni dopo la sua uscita un articolo sulla rivista francese Cahiers du Cinema lo definì un film fondamentale in quanto esempio di cinema radicale, una reazione all'intervento militare Usa in Vietnam. Mi scoprii un autore socialmente impegnato e ci ho provato gusto. Hanno visto Zombi come una critica al consumismo, Il giorno degli zombi uno studio del conflitto tra scienza e tecnologia bellica, La terra dei morti viventi come una disamina dei conflitti di classe. A me non è che me ne fregasse molto, ma già che c'ero, tramite gli zombie mi divertivo a dire qualcosa su quello che stava in quel momento nella nostra società. Se avessi fatto dei film seri e importanti non avrei potuto dire tutte queste cose.

Dunque un significato intrinseco per i suoi capolavori indiscussi che neanche lui si sarebbe aspettato e sul quale ironizzò senza problemi, con lo stile e l’eleganza che l’ha sempre differenziato da altri registi.

Ed è così che ti ricorderemo George: geniale, ironico e innovatore.

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