La nuda verità

Il sito che utilizza la foto del tuo pene come password

Quando le impronte digitali sono troppo mainstream, arriva la Penis Recognition Tech, che permette di effettuare l’accesso al nostro account tramite l’utilizzo di... indovinate cosa?

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

La schermata di accesso al sito CamSoda.

Se la solita password 123456 vi ha stancati, i geni di CamSoda, piattaforma di video hot via webcam, hanno la soluzione definitiva al problema. Impronte digitali? Nah, superate. Caratteri “speciali”? Forse sì, dato che si tratta di utilizzare il proprio pene per effettuare l’accesso!

Avete letto benissimo, strofinatevi pure gli occhi, e rivedrete la stessa identica frase: un sito utilizza come password il vostro pene, o meglio, la foto del vostro pene per consentire l’accesso ai suoi servizi. E trattandosi di una piattaforma hot via webcam, la peculiare “parola d’ordine” è più che mai appropriata!

Ma parliamo dei dettagli della “manovra d’accesso”!

Grazie alla tecnologia “Penis Recognition Tech”, dovremo far combaciare il nostro fallo con la foto di partenza fornita al sito. Si raccomanda l’utilizzo di password “erette” per garantire un più semplice riconoscimento!

Dopo aver sfoderato la nostra “password” dinnanzi al sistema di riconoscimento, verrà il verdetto: “Penis verified” (accesso consentito) o “Penis denied” (accesso negato).

Un'immagine che illustra cosa accade in caso di CamSoda
"Penis verified" oppure "Penis denied"?

Darren Press, Vice Presidente di CamSoda, spiega che così come l’impronta digitale o il bulbo oculare sono frequentemente utilizzati nelle tecnologie biometriche, anche il pene presenta molti fattori distintivi, quali la dimensione, il colore e la sporgenza delle vene.

Avete capito il concetto? Tutta questione di fiducia, dato che, in linea teorica, si mostra il pene solo alle persone di cui “ci si fida”.

CamSoda fa sapere inoltre di essere al lavoro su una password analoga anche per il pubblico femminile.

Il tutto è reso più grottesco dal pensiero di dover, eventualmente, inserire le vostre “parole d’ordine segrete” nel proprio testamento.

Cosa verrà tramandato ai vostri discendenti?

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