Il meglio del peggio

Le domande più stupide fatte a Zuckerberg dal Congresso statunitense

Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, ha dovuto fare i conti con le imbarazzanti domande dei membri del Congresso degli Stati Uniti d'America durante la sua testimonianza. Leggi subito quali sono state le cavolate più grosse chieste al nostro Mark.

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

Mark Zuckerberg incredulo di fronte alle domande del Congresso degli Stati Uniti

La scorsa settimana Mark Zuckerberg ha testimoniato di fronte a entrambe le camere del Congresso degli Stati Uniti d'America, in occasione dello scandalo Cambridge Analytica sulla violazione dei dati degli utenti Facebook. Scandalo, che stando alle ultime notizie, ha portato il 9% circa degli iscritti a cancellare il proprio profilo social.

Mark Zuckerberg inquisito al Congresso degli Stati Uniti d'AmericaGeek.com
La faccia di Mark per la maggior parte della sessione di domande dei membri del Congresso

Il caso vuole che gli uomini di legge e i senatori che hanno “inquisito” il nostro Mark sappiano davvero poco su come funzioni un social network e sulle sue dinamiche, dando luogo a dei colloqui con il CEO di Facebook a dir poco imbarazzanti. Di seguito puoi leggere tutte le affermazioni più strane e prive di senso fatte in presenza di Zuckerberg durante l’udienza.

1. Facebook è stato violato

A quanto pare qualcuno fra i senatori, in particolare Amy Klobuchar, pensava ci fosse stata una violazione di Facebook, che avrebbe dunque comportato a una perdita di dati riguardante tutti i suoi utenti. Niente di così sbagliato. Klobuchar si è anche dilettata in una strana metafora per l’occasione:

Se qualcuno irrompesse nel mio appartamento con un piede di porco e rubasse le mie cose, è la stessa cosa del dare accesso a terzi alle mie informazioni, è comunque come fare irruzione nella dimora di qualcuno indebitamente.

Cosa ha detto? In ogni caso, come già anticipato, non è così, semplicemente la circolazione e l’immagazzinamento di dati degli utenti, tramite la proposizione di pubblicità e similari, fa parte del funzionamento normale di Facebook. Nessuna irruzione da parte di terzi nel social network.

2. Twitter è uguale a Facebook?

La senatrice Lindsey Graham ha chiesto a Mark:

Twitter funziona analogamente a Facebook?

La risposta ovviamente è: no. Per certi versi potrebbero essere considerati simili, sono comunque due canali social, ma in ogni caso sono differenti e la domanda non è comunque pertinente al problema che si tenta di affrontare.

3. I senatori non sanno come Facebook guadagna soldi

A un certo punto Zuckerberg viene folgorato da una domanda che mai si sarebbe aspettato. Il senatore Orin Hatch ha chiesto infatti a Mark:

Come sostiene un modello di business quando le persone non pagano per ricevere il suo servizio?

Batman impauritoGeek.com
La reazione di Batman alla domanda del senatore Hatch

La risposta del CEO è stata a dir poco concisa:

Senatore, abbiamo le pubblicità su Facebook.

4. Un senatore inserisce il proprio indirizzo Facebook sul biglietto da visita

Il senatore Roy Nelson ha affermato, fiero, di inserire il proprio indirizzo Facebook nel biglietto da visita. Inoltre, ha detto che suo figlio usa abitualmente Instagram, quasi come se volesse un premio per aver dato tale notizia al CEO di Facebook.

Mio figlio usa Instagram e voleva essere sicuro di venire menzionato mentre ero qui a parlare con te.

Che possiamo dirgli? Bravo, complimenti!

5. WhatsApp è una e-mail

Il senatore Brian Schatz ha spostato l’attenzione su un altro importante canale di comunicazione: WhatsApp, affermando che l’app di messaggistica istantanea fosse una casella postale tramite cui inviare e-mail. Schatz avrebbe infatti detto:

Se invio una mail tramite WhatsApp, i pubblicitari ricevono il messaggio che ho inviato?

Zuckerberg ha risposto brevemente, affermando che i messaggi su WhatsApp non vengono consegnati ai pubblicitari.

6. Qualcuno pensa che Facemash sia ancora funzionante

Il senatore Billy Long del Missouri ha chiesto:

Cos’era Facemash ed è ancora attivo?

Una domanda che lascia trasparire lo stare “al passo coi tempi” del senatore, considerando che Facemash, oltre 10 anni fa, venne chiuso a pochi giorni dal lancio.

La faccia stranita di ZuckerbergGeek.com
La faccia perplessa di Zuckerberg dopo la domanda su Facemash

7. Facebook è un Internet Service Provider

Shelley Moore, senatrice della Virginia Occidentale, ha chiesto a Zuckerberg se avesse nei suoi piani futuri di introdurre la fibra per supportare il funzionamento di Facebook. Peccato che la piattaforma social non sia un Internet Service Provider.

Mark ha rilasciato la seguente dichiarazione al riguardo:

Saremmo felici di seguire il vostro consiglio, parte della nostra compagnia ha infatti in mente di portare la fibra in futuro nelle aree rurali.

Dunque la senatrice, almeno in questo caso, non ha detto qualcosa totalmente privo di senso.

8. Facebook è con la pirateria e la vendita di droga

Fra le più colossali baggianate dette a Zuckerberg c’è quella del politico Buddy Carter, che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Sa che la Motion Picture Association of America sta avendo problemi con la pirateria e che la vendita di stupefacenti su Facebook è molto comune?

Dunque Facebook, stando a Carter, sarebbe non solo implicato nella pirateria ma anche un mezzo per la vendita di stupefacenti. La risposta di Zuckerberg dimostra che il CEO di Facebook è dotato di una calma a dir poco invidiabile:

Membro del congresso, credo che la pirateria e lo spaccio siano problemi nati prima di Facebook.

E niente, fa ridere già così. Magari la prossima volta potrebbe essere scelto qualcuno leggermente più informato per fare domande “scomode” a Mark Zuckerberg.

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