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Startup crea una copia digitale del tuo cervello, ma prima devi morire

L'azienda Nectome progetta di riuscire a creare delle copie digitali del nostro cervello, arrivando un giorno perfino a digitalizzare la coscienza umana, garantendo la vita eterna a chi decide si sottoporsi a un particolare procedimento di conservazione.

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

Un ipotetico cervello digitale

Un’azienda di nome Nectome è decisa a realizzare un’impresa titanica, a cui nessuno aveva mai osato aspirare: riuscire a ottenere una replica interamente digitale del nostro cervello.

In pratica, Nectome vuole creare una copia virtuale del cervello umano, grazie a quella che potrebbe definirsi una tecnica di “backup della mente”, tramite cui si riesce a conservare alla perfezione il “connettoma”, ovvero l’insieme dei collegamenti fra i neuroni fisicamente presenti nel nostro cervello.

Potrebbe sembrare una stupidaggine, ma gli studi di Nectome hanno solidi basi scientifiche. Ci si chiede ancora però se la nostra coscienza sia realmente replicabile solo a partire da una riproduzione digitale precisa delle sinapsi del cervello.

Però, c’è un grosso però, tale progetto avveniristico ha una condizione non trascurabile per la sua attuazione: il paziente deve essere morto. Ebbene sì, per la digitalizzazione del cervello di una persona, la persona in questione deve necessariamente passare a miglior vita.

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Il soggetto viene inizialmente addormentato tramite anestesia generale, successivamente viene collegato a una macchina cuore-polmoni. Una soluzione chimica, iniettata nelle carotidi e messa in circolo, fissa il cervello nello stato in cui si trova in quell’istante. Basta poi attendere qualche ora e il cervello è pronto per essere digitalizzato.

Nectome afferma che il procedimento di fissaggio del cervello è sovrapponibile al suicidio assistito e verrà dunque permesso negli stati che attualmente ne permettono la pratica.

L’ipotetica riesumazione della coscienza avverrebbe dunque in formato digitale, tramite la replicazione della struttura del cervello del soggetto in un server remoto. In parole povere, la mente verrebbe “caricata” in un database, permettendo così l’interazione con l’individuo defunto mediante un’interfaccia digitale.

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Da precisare che al momento non esiste un procedimento vero e proprio che permette l’interazione con la coscienza in formato digitale di un individuo passato a miglior vita. L’obiettivo della startup però è quello di riuscire a conservare il cervello in maniera ottimale in modo da preparare il terreno fertile per il discorso “coscienza digitale”.

La scommessa di Nectome, nonostante si basi al momento solo su congetture e ipotesi, ha attirato l’attenzione di luminari del campo e tecnologi sognatori in cerca della “vita eterna”.

Sam Altman, 32enne co-fondatore di Ycombinator, incubatore tech della Silicon Valley, ha già annuciato di voler incubare il suo cervello secondo il progetto proposto da Nectome. Con ogni probabilità ci vorranno ancora molti anni prima che il servizio di digitalizzazione del cervello sia pronto ed efficiente. Però Nectome non ha perso tempo e ha già cominciato a raccogliere le prime adesioni. Per ottenere la copia del proprio cervello in digitale serve una quota di 10mila dollari.

Ovviamente non ci sono soltanto persone entusiaste per l’idea di Nectome.

Michael Hendricks, neuroscienziato alla McGill University, inorridisce al pensiero di lasciare in eredità alle generazioni future delle “banche di cervelli”:

Spero proprio che in futuro la gente sia inorridita all’idea di persone ricche e influenti del 21esimo secolo con l’ambizione di vivere per sempre e, soprattutto, sulle spalle dei propri discendenti. Cioè, parliamoci chiaro, è un’idea talmente assurda che fa pensare ai cattivi dei cartoni animati.

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