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L'inchiostro 'vivo' che permette di stampare in 3D pelle sintetica

Dal Politecnico federale di Zurigo ci giunge notizia di una ricerca dalle infinite possibilità in campo medico. La stampa in 3D di una pelle sintetica, utilizzando un inchiostro elaborato a partire da batteri viventi, potrebbe essere presto realtà.

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

Il processo di stampa 3D in azione

Sembra che il progresso in campo medico non abbia proprio intenzione di smettere di sbalordire. Un articolo pubblicato il 1° dicembre scorso dal periodico Science Advances parla infatti di un innovativo metodo di stampa 3D, reso possibile grazie a un inchiostro formato a partire da batteri viventi.

La ricerca che renderebbe concreta tale possibilità è stata effettuata dagli scienziati Manuel Schaffner e Patrick Rühs, mentre i batteri oggetto di studio sono Pseudomonas putida e Acetobacter xylinum, in grado rispettivamente di neutralizzare la tossina chimica fenolo (prodotta soprattutto in ambito industriale) e di produrre nanocellulosa a elevata purezza.

Una piccola T-shirtThe Verge
Una T-shirt fatta con la stampa 3D di inchiostro "vivo"

L’inchiostro "vivo", così chiamato perché effettivamente costituito da batteri che fabbricano cellulosa, potrebbe essere applicabile, partendo con un esempio più blando, come cerotto per una ferita.

Dato però che si parla di inchiostro, esso può essere utilizzato, stando a quanto affermato da Rühs, per stampare oggetti in 3D quali una T-shirt, una faccia, dei cerchi e non solo forme piane.

La cellulosa batterica è in grado di immagazzinare una grande quantità di acqua e presenta notevoli capacità lenitive se applicata sulle ferite. Trattandosi di materiale sintetizzato naturalmente, è improbabile il rigetto da parte del nostro organismo. Di conseguenza, potete immaginare tutti i suoi possibili utilizzi in campo medico: trapianti di pelle sintetica, biosensori o involucri di tessuto in grado di trasportare e tenere al sicuro gli organi prima di un eventuale trapianto. Le possibilità sono infinite.

Una serie di cerchiThe Verge
Una serie di cerchi stampati in 3D

I batteri produttori, assolutamente innocui, normalmente producono strati di cellulosa per spingersi in avanti, dunque per muoversi lungo una superficie. Stando a quanto affermato da Schaffner, esperto in scienza dei materiali al Politecnico federale di Zurigo, per stampare in 3D c’è bisogno che i batteri siano in grado di scorrere in modo appropriato all’interno dell’ugello di stampa, rilasciando così un inchiostro dello spessore adatto.

Fornendo all’inchiostro vivente dei nutrienti per i batteri, si fa in modo che possano continuare a vivere e produrre la preziosa cellulosa. La maggior parte di tale zucchero (ci riferiamo alla cellulosa, essa è uno zucchero) viene sintetizzato sulla superficie dell’oggetto stampato e, una volta terminata l’operazione di stampa, i batteri possono tornare a muoversi e nutrirsi.

Rühs inoltre afferma che il materiale utilizzato nella stampa sarebbe facile da ridimensionare oltre che economico. Inoltre la coltura dei batteri risulta abbastanza semplice. Il passo successivo del team? Creare inchiostri con differenti proprietà, rendendo sempre più concreto un futuro utilizzo della stampa 3D con inchiostro “vivo” in campo medico.

Pronto ad abbracciare il futuro della stampa in 3D?

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