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'Il mio DNA è cambiato nello spazio', afferma l'astronauta Scott Kelly

Scott Kelly è l'astronauta il cui DNA è cambiato dopo una lunga permanenza nello spazio. Gli scienziati l'hanno messo a confronto con il suo fratello gemello, ottenendo risultati a dir poco sbalorditivi!
A sinistra Mark Kelly, a destra Scott Kelly

Dopo un intero anno passato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, l’astronauta americano Scott Kelly, tornato a casa nel 2016, ha constatato con sommo stupore che il suo DNA è cambiato.

Hai capito bene, il DNA dell’astronauta, che ha soggiornato nello spazio per un totale di 340 giorni, ha subito dei cambiamenti.

La NASA ha cominciato subito degli studi approfonditi sull’uomo, forte anche dell’esistenza di un fratello gemello (ex astronauta) di Scott di nome Mark, che è rimasto a casa per tutto il tempo.

Avendo infatti a disposizione anche Mark per un confronto, notare le differenze genetiche è ancora più semplice. Il cambiamento biologico di Scott non ha riguardato però soltanto il DNA: l’astronauta era infatti, al momento del ritorno a casa, 5 centimetri più alto di Mark.

Addirittura un aumento in altezza! Pazzesco, vero?

I cervelloni della NASA hanno fornito la seguente spiegazione al riguardo:

I telomeri (parti terminali di un cromosoma che si accorciano con l’età) si sono allungati in modo significativo nello spazio.

Sfortunatamente però l’allungamento non è qualcosa di duraturo: la maggior parte dei telomeri di Scott sono tornati normali nel giro di 2 giorni dall’atterraggio sulla Terra.

Non è la prima volta che un evento del genere si verifica per un astronauta.

Un astronauta giapponese di nome Norishige Kanai ha infatti riscontrato un aumento in altezza di ben 9 centimetri al suo ritorno a casa da una missione spaziale.

Scott Kelly a sinistra e l'ex presidente Barack Obama a destraGeek.com
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I ricercatori hanno constatato che il 93% dei geni di Scott sono rientrati nei normali parametri, il restante 7% però suggerisce dei cambiamenti a lungo termine a livello di geni correlati al sistema immunitario, alla riparazione del DNA, alla formazione delle ossa, all’ipossia (termina che sta a indicare una condizione di carenza di ossigeno) e all’ipercapnia (condizione in cui l’anidride carbonica nel sangue è presente in misura superiore alla norma).

La buona notizia è che le capacità cognitive di Scott, confrontate con quelle del suo gemello, non hanno subito un drastico calo.

In ogni caso, la comparazione fra Scott e Mark può fornire dati importanti per comprendere meglio quali sono i rischi di una missione di 3 anni su Marte.

La ricerca della NASA sui 2 fratelli è stata intitolata “NASA Twin Study”.

Si prevede ovviamente anche la pubblicazione di tutti i risultati ottenuti.

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