Trans... da Via Gradoli a FlopTV

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Dopo Valentina Ok la trans di Napoli KO, FlopTV sposta la telecamera su Roma, nell’appartamento di Via Gradoli dove vivono e lavorano le generose drag-trasgender protagoniste di Trans, il numero zero che riapre le porte della Flopperia di FlopTV.

Abbiamo conosciuto e descritto i profili delle protagoniste di Trans, partendo da Esmerlada che ci ha presentato il suo fidanzato Giambattista; passando da Carlà che ci ha raccontato i suoi sogni fino ad arrivare alle fissazioni di Minni e alle armi di Lady Ritona.

A questo punto ci manca solo il punto di vista del regista di Trans, ovvero di colui che per FlopTV ha prodotto questo "numero zero" che da oggi è online su FlopTV. Dunque lasciamo a Marco Costa la parola.

Abbiamo chiesto alla sua mano destra*  di descrivere Trans… Marco Costa, il regista,  ci ha risposto così, e per questo FlopTV non ha nulla da aggiungere!

Contro il pressappochismo televisivo, contro il relativismo culturale, contro il minimalismo imperante, contro ogni forma di pregiudizio, ecco a voi TRANS, la sit-com con qualcosa in più!

Quattro giovani “ragazze” strette da una forte amicizia alle prese con i problemi di tutti i giorni: drammi amorosi, difficoltà economiche, battibecchi condominiali, frequentazioni pericolose, il tutto sullo sfondo di un appartamento pop fatiscente nei bassifondi della periferia cittadina dove si pratica il mestiere più antico del mondo.

Le generose protagoniste della serie, Juana Jimenez nel ruolo struggente di Esmeralda, Raissa Dubrà nei panni maneschi di Lady Ritona, Stefania Visconti in quelli loliteschi di Carlà, e Chiara Pavoni che interpreta la romantica Minni, scovate attraverso ricerche e provini nel colorato mondo drag & transgender capitolino, aggiungono alla surrealtà dei loro personaggi un vissuto personale che le rende ancor più autentiche, affascinanti e abbondanti.

Perché l’Italia è anche questa: l’onorevole che usufruisce quotidianamente della loro compagnia, il giovane spacciatore che non riesce ad arrivare alla fine del mese, la prostituta precaria depressa dalla svalutazione della vulva, gli estetisti che operano illegalmente farcendo le trans di silicone liquido. Un infinito esilarante spettacolo umano, un freak show politicamente scorretto giocato sui toni finto perbenisti e ammiccanti di tanti telefilm storici, da Happy Days a Friends
”.

 

*La mia mano destra ha una storia tutta sua. E’ sempre stata la parte più indisciplinata del mio corpo. Spregiudicata, irrequieta, curiosa, impertinente, insinuante, indisponente, illegale, sporca, graffiata, insaponata, schiaffeggiata, sbirciolata, infilzata dagli aghi, menomata, umettata, macchiata di vernice e d’inchiostro. A volte imprevedibile, a volte malleabile e necessaria come estensione dell’anima. Ha sempre avuto questa pericolosa affezione per gli ingranaggi, la mia mano destra: ruote dentate, metalli affilati, sportelli delle auto, cassetti sbattuti, porte pesanti che si chiudono di botto, feritoie nere e taglienti in cui nessuno caccerebbe mai il dito. La prima volta fu in un cancello automatico. In quel caso a rimetterci fu il dito medio, il cui polpastrello venne spellato dall’osso in un battito di ciglia. Ricordo di non aver urlato. Almeno non subito. Sono rimasto lì per qualche attimo a contemplare il capolavoro rosso che avevamo combinato, io e la mia mano. La seconda volta fu sette anni più tardi, in una porta di legno di un dormitorio durante un goliardico scherzo fra giovani italioti, con tanto di estintore e risate pazze di tutti tranne uno, quello che subiva lo scherzo. E l’immagine si ferma quando la porta viene sbattuta violentemente contro lo stipite, con il mio dito indice di traverso. Addio falangetta e relativa mistica degenza. Carne viva, bianche schegge d’ossa che annegano nel sangue, perdendosi tra i nervi fluttuanti come alghe che galleggiano in un oceano di rosso dolore. La vita ti sbatte addosso, le emozioni ti piovono sulla faccia, da trasparente di trasformi in marmo, così passano gli anni, e lei è sempre là. A battere sul tavolo, a maneggiare soldi, accendere sigarette, premere sulla tastiera del Mac, sfiorare la pelle della sua schiena, infilarsi in angusti sublimi orifizi, la mia mano destra non demorde, anarchica, fiera e sbruffona. Temo non abbia ancora capito la lezione... www.marcocosta.com

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