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Lavoro, ecco quanto sono bassi gli stipendi dei neolaureati in Italia

Non è una novità che, in generale, il lavoro in Italia sia poco retribuito, soprattutto per i giovani neolaureati in cerca di una gratificazione dopo la fine degli studi. Andiamo adesso ad analizzare però, in modo approfondito, la questione stipendi.

Danilo Abate Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

Un giovane neolaureato e il suo portafogli vuoto

Qualche giorno fa in rete è comparso un curioso annuncio di lavoro, che ha destato scalpore per l’ingenerosità dell’offerta: è richiesto un ingegnere civile con esperienza, trilingue e per un compenso totale di 600 euro al mese più buoni pasto.

L'imbarazzante annuncio di lavoro per un ingegnere civile.
L'imbarazzante annuncio di lavoro per un ingegnere civile.

Per fortuna, si è successivamente scoperto che si trattava di uno stage. Ciò non toglie però che gli stipendi dei neo-laureati italiani siano incredibilmente bassi.

In ogni caso, stando ai dati raccolti da Alma Laurea nel 2016 riescono a darci un’idea del perché tutti si siano scagliati contro quell’equivoco annuncio di stage.

I dati Alma Laurea di retribuzione netta mediaAlma Laurea
I dati Alma Laurea di retribuzione netta media

Dando un’occhiata al compenso netto per i laureati magistrali uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo, c’è solo da mettersi le mani nei capelli. E pensare che gli ingegneri civili sono in realtà inseriti nel gruppo di chi viene pagato il doppio rispetto alla media degli stipendi. Risulta quindi evidente la follia dell'offerta dell'apparente annuncio lavorativo.

Visionando gli stipendi dei neo-laureati nelle altre discipline, il discorso è completamente diverso: laureati in psicologia e storia dell’arte, dopo cinque anni dalla laurea, superano di poco i mille euro al mese. Fra i dottori magistrali, considerando che il settore degli psicologi è fra quelli più scelti, c’è abbastanza da preoccuparsi. Dando poi uno sguardo ad altre classi di ingegneria, il valore di partenza è di circa 1500 euro mensili.

La sorpresa è costituita dai laureati in scienze della comunicazione i quali, secondo i falsi stereotipi, sarebbero quelli inutili e disoccupati. Alma Laurea riporta invece che questo gruppo di dottori guadagna cifre maggiori e lavora di più della media dei neo-laureati del paese, con una retribuzione simile a chi si è dedicato ad economia a tre anni dal conseguimento del titolo.

Andando a fare un confronto col resto del continente, per quanto concerne le retribuzioni in base al settore lavorativo di appartenenza, e non riferito al percorso di studi, gli stipendi dei giovani italiani sotto i trent’anni si attestano fra i valori più bassi d’Europa. Parlando della situazione in modo più “spicciolo”, solo gli spagnoli in questo caso riescono ad avere compensi minori al nostro.

Confronto di retribuzione media fra le nazioni europee.Eurostat
Confronto di retribuzione media fra le nazioni europee.

Stando ai dati di Eurostat, i quali prendono in considerazione anche il costo della vita fra le varie nazioni europee, notiamo enormi differenze, tenendo presente però che i risultati non tengono conto delle diverse imposte fra un paese e l’altro. Notiamo ad esempio che in Spagna e nel Regno Unito il cuneo fiscale, secondo i dati riportati dall’Ocse nel 2014, risulta assai minore rispetto all’Italia. Dunque tanti più soldi nelle tasche del lavoratore e più opportunità d’acquisto.

Dunque l’apparente vantaggio dello stipendio italiano rispetto al compenso riservato agli spagnoli non risulta del tutto veritiero, e a conti fatti i nostri “cugini” potrebbero essere spesso favoriti.

Dobbiamo anche considerare che i gruppi di giovani lavoratori sono molto eterogenei fra loro, a volte riescono a trovare facilmente un impiego, altre invece restano disoccupati anche per anni interi.

Quanto conta il pezzo di carta.Eurostat
Quanto conta il pezzo di carta.

Andando a guardare ancora i dati forniti da Alma Laurea, risulta che nel 2016 il 18% dei laureati magistrali italiani non ha trovato un impiego, a tre anni dalla fine degli studi. Tramite un confronto più generale riferito all’anno 2014, la situazione lavorativa per gli italiani fra i 25 e i 34 anni è la più triste d’Europa: nel meridione a volte la percentuale di impiegati risulta addirittura minore rispetto alla Grecia.

Tasso di occupazione nel 2014 in Europa.Eurostat
Tasso di occupazione nel 2014 in Europa.

Dati interessanti possono essere ottenuti mediante un confronto fra le diverse generazioni. In Italia spesso il reddito è correlato all’anzianità di servizio, cambiando raramente in base al lavoro profuso.

Nel resto d’Europa abbiamo invece una tendenza inversa. A partire da una certa età il reddito non aumenta, a volte perfino decresce, a dimostrazione della maggiore meritocrazia ad esempio di Regno Unito e Germania. Superata una certa soglia d’età, i lavoratori perdono capacità di apprendere cose nuove, diventando difatti meno produttivi.

Da noi invece lo stipendio degli impiegati più anziani cresce a prescindere dal merito, lasciando davvero poco denaro da spartire fra i giovani, magari più capaci.

Quanto conta l'età.Eurostat
Quanto conta l'età.

Stando ai dati della Banca d’Italia poi, il reddito dei lavoratori con almeno 55 anni d’età è l’unico cresciuto dal 2006. Per gli under 35 invece la situazione va sempre peggiorando: è dal 1995 che la loro retribuzione si discosta sempre più dalla media italiana, toccando il minimo storico nel 2012.

Fra le più grandi nazioni europee invece, in nessuna di esse c’è stato uno sbilanciamento in favore dei più anziani.

In definitiva, il nostro paese riversa dunque in una situazione di arretratezza di pensiero, che si traduce nella scarsa gratificazione dei giovani nel mondo del lavoro, in favore dei dipendenti di età più avanzata.

La generazione senza reddito.Banca d'Italia
La generazione senza reddito.

 

 

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