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USA, i repubblicani hanno intenzione di vendere la tua browser history

Il Congresso e il Senato americani hanno approvato la legge che consente agli internet provider di vendere la browser history. Si aspetta solo la firma di Trump.

Rina Zamarra Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

Legge browser history

Il presidente americano Donald Trump ha un nuovo documento da firmare sulla sua scrivania.

La risoluzione per il via libera alla vendita della browser history dei naviganti è stata già approvata dai due rami del governo americano (Senato e Congresso). Manca quindi solo la firma di Trump perché diventi operativa, e i repubblicani si aspettano che il loro Presidente firmi senza problemi. 

I fornitori di servizi internet (ISP) non dovranno attenersi alle regole della Federal Communications Commission (FCC), che aveva suggerito di chiedere agli utenti il permesso di vendere i dati. 

Il presidente Donald TrumpDaily Mail

Alla FCC si devono una serie di norme storiche sulla televisione via cavo e sui telefoni. Nell'ottobre del 2016, la Commissione ha provato a colmare l'assenza di regole sul web proponendo la richiesta di permesso degli utenti.

Le nuove norme FCC sono state approvate durante l'amministrazione Obama e sarebbero dovute diventare operative a partire da dicembre 2017. Ebbene, sono arrivati i repubblicani ed è saltato tutto. La legge è stata abolita e il nuovo governo ha cambiato le carte in tavola. Secondo i repubblicani, infatti, la richiesta di autorizzazione confonderebbe gli utenti ritorcendosi contro gli internet provider. 

Cosa succederà ora ai naviganti americani? Le compagnie ISP potranno vendere i dati di navigazione ad agenzie finanziare, società di marketing e società di analisi, senza che gli utenti ne sappiano nulla.

Cronologia di navigazioneCNET

Si tratta ovviamente di informazioni importantissime, che permettono ai provider di ottenere una posizione più vantaggiosa rispetto a quella di Google e Facebook

Secondo le dichiarazioni dei repubblicani, la legge sarebbe nata per regolamentare proprio i ruoli dei diversi operatori del comparto internet. In realtà, però, le posizioni sono diversissime. Facebook, per esempio, prevede una registrazione con consenso al trattamento dei dati. Quando fai il login, FB registra la navigazione solo all'interno del proprio portale. Il social non importa dati esterni riguardanti geolocalizzazione, acquisti negli shop online, informazioni fiscali e sanitarie, uso delle applicazioni eccetera. Tutte questo informazioni sono appannaggio dei provider, che potrebbero ricavare ottimi guadagni dalla vendita.

Navigazione Facebook SocialFB

A onor del vero non tutte le compagnie ISP stanno gongolando. Alcune piccole società di internet provider si sono opposte alla decisione, sottolineando che la protezione della privacy è uno dei loro elementi più importanti. Sono rimaste però inascoltate, sempre se Trump firmerà davvero. 

Sarà quindi così semplice bussare alla porta delle ISP e comprare dei dati? Secondo il Chicago Tribune sarà semplice in teoria, ma nella realtà potrebbe non esserlo. Le compagnie infatti hanno delle proprie regole sulla privacy. Se vendendo i dati violano le proprie regole, tabto che un Avvocato Generale dello Stato potrebbe portare le società in tribunale. 

Certo, scandali come Prism inducono a credere che la libertà concessa alle ISP verrà ampiamente utilizzata!

Tu cosa ne pensi? Una legge del genere potrebbe arrivare anche in Europa?

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