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Il primo test di ibernazione sugli umani comincerà questo mese

I primi test di ibernazione, o meglio animazione sospesa, cominceranno questo mese sulle vittime di accoltellamento e sparatorie. Quando la fantascienza diventa realtà.

Andrea Sala Autore:

Pubblicato: | Aggiornato:

Sigourney Weaver in criosonno

Ci siamo, il sonno criogenico o ibernazione o come vi pare sta per arrivare fra noi. Questo mese, infatti, l'UPMC Presbyterian Hospital di Pittsburgh, Pennsylvania, comincerà i primi test di una particolare tecnica chiamata "animazione sospesa".
Questo non per i viaggi spaziali - purtroppo - ma per salvare vite umane sulla Terra.

La tecnica in questione non ha molto a che vedere con l'ibernazione o il criosonno visto in parecchi film di fantascienza, per dirla tutta. Però è una "sospensione" delle funzioni vitali molto simile.

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I test cominceranno su 10 vittime di accoltellamenti o colpi di arma da fuoco, le cui ferite saranno ritenute letali dai medici. L'animazione sospesa funziona come suggerito propri dai film, ovvero raffredda il corpo.
La differenza è che non si applica una variazione di temperatura esterna ma interna.

Fotogramma dal film Avatar

I medici, infatti, rimuoveranno tutto il sangue dai pazienti e lo rimpiazzeranno con una soluzione salina fredda. Questo abbasserà la temperatura corporea, rallenterà fino a fermare le funzioni vitali e ridurrà il bisogno di ossigeno.

Il corpo umano ha reagito positivamente a trattamenti del genere accaduti durante degl incidenti: un sciatrice svedese è sopravvissuta sotto ad una lastra di ghiaccio per 80 minuti, mentre un uomo giapponese ha resistito ben 24 giorni senza cibo o acqua grazie ad uno stato di ibernazione ipotermica.

La tecnica dell'animazione sospesa sarà usata come misura d'emergenza su pazienti colpiti da arresto cardiaco dopo ferite di carattere traumatico, che hanno causato loro la perdita di oltre la metà del sangue o l'apertura della cavità toracica.
Insomma, persone con una bassa percentuale di sopravvivenza.

Insomma, non è fantascienza ma quasi. Speriamo che si arrivi anche ai viaggi spaziali, prima o poi.

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